martedì , 19 Maggio 2026

COME È MORTO DAVVERO PIPPO BAUDO? Il racconto esclusivo del suo migliore amico!

Basta speculazioni: ecco cosa è successo davvero negli ultimi mesi della vita di Pippo Baudo. Un’eredità morale che guarda al futuro.

Sessantacinque anni di amicizia. Una vita intera, fianco a fianco. Giorgio Assumma, avvocato dal volto discreto ma dal cuore in piena, è stato l’uomo che ha visto nascere e spegnersi la leggenda di Pippo Baudo.

Tutto iniziò a Roma, in un giorno qualunque. Pippo, appena arrivato dalla Sicilia, bussò alle porte della Rai per un provino. Nessuno allora poteva immaginare che quel ragazzo dall’accento catanese sarebbe diventato un pilastro della televisione italiana. Ma Assumma, lui sì, lo aveva capito subito.

Dopo la morte di Baudo, all’età di 89 anni, le voci hanno iniziato a rincorrersi: malattie misteriose, incidenti domestici, scenari cupi e infondati. Ma è lo stesso Assumma, nell’intervista al Corriere della Sera, a spazzare via ogni illazione. La verità è molto più semplice, eppure più struggente.

Negli ultimi mesi, Baudo si era ritirato dal mondo. Camminare era diventato difficile, a causa di un indebolimento neurologico alle gambe. Anche la vista lo tradiva. Riusciva a riconoscere l’amico soltanto dalla voce. Viveva in silenzio, tra le pareti di casa, con la televisione accesa ma il cuore spento. L’ultima uscita? Il compleanno di Pingitore. Poi, solo il telefono a tenerlo legato al mondo. E quelle telefonate con Assumma, piene di barzellette e risate malinconiche.

Un uomo che aveva fatto dell’applauso il suo ossigeno, ora viveva nel silenzio. Quando gli chiesero se fosse depresso, l’avvocato rispose con delicatezza: un po’ sì, era sottotono. La nostalgia lo schiacciava. Il tempo scappava via troppo in fretta, e lui lo sapeva.

C’è un’immagine che resta nel cuore: Baudo in smoking, nella bara, e l’amico di sempre, insieme alla figlia Tiziana e alla storica assistente Dina Minna, a chiudere il feretro. Un gesto d’amore, silenzioso e definitivo.

E poi, un salto nel passato. Era il 1987, quando Pippo si lasciò andare a un pianto disperato sul divano dell’amico. Tutta colpa di una frase, pronunciata dal presidente Rai Enrico Manca, che lo definì “nazional-popolare”. Lui la visse come una condanna. Da lì in poi, la sicurezza in sé stesso cominciò a vacillare. Attorno ai 75 anni, sentì di essere stato messo da parte. E per un uomo abituato a stare al centro, fu una ferita profonda.

Ma Baudo non ha mai smesso di guardare avanti. Con l’amico parlava spesso dei giovani, del loro futuro incerto. E anche se evitava di commentare la televisione di oggi, su un nome si era sbilanciato: Stefano De Martino. Secondo Pippo, aveva quello “sguardo popolare”, la capacità di parlare a tutti. Per lui, era l’unico degno di raccogliere il testimone.

Una vita lunga, intensa, vissuta davanti alle telecamere e dietro le quinte. Un finale silenzioso, dignitoso, lontano dai riflettori. Ma con una certezza: Pippo Baudo resterà per sempre una voce nella storia della TV italiana.

E tu cosa ne pensi? Lascia un commento, raccontaci il tuo ricordo di Pippo.

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