martedì , 19 Maggio 2026

Testamento di Pippo Baudo: Katia Ricciarelli furiosa

L’affondo di Katia Ricciarelli dopo la morte di Pippo Baudo: polemica sull’eredità lasciata alla storica assistente Dina Minna

Hai mai sentito parlare di un testamento che fa più rumore della scomparsa stessa?

Katia Ricciarelli è tornata a far parlare di sé, e lo fa con dichiarazioni al vetriolo. A pochi giorni dalla morte di Pippo Baudo, ha puntato il dito contro chi gli è rimasto accanto fino all’ultimo. Secondo lei, c’era chi voleva tenerlo all’oscuro di molte cose. Il riferimento? Manco a dirlo, sembra diretto a Dina Minna, l’instancabile assistente che da anni curava ogni dettaglio della vita di Baudo, pubblica e privata.

Il vero scossone però arriva con l’apertura del testamento. Minna riceverebbe una quota d’eredità praticamente identica a quella dei due figli di Baudo. Ed è lì che Ricciarelli esplode.

In un’intervista, la soprano veneta ha dichiarato senza mezzi termini che non trova giusto che una segretaria venga trattata al pari dei figli. Ha voluto precisare di non aver mai chiesto nulla dopo il divorzio da Baudo. Nessun mantenimento. Nessuna pretesa. Poi l’affondo: se questo è il trattamento per tutte le segretarie, allora avrebbe sbagliato mestiere.

Una frase ironica, ma anche tagliente. E non finisce qui. Ricciarelli ha raccontato che non si stupisce affatto della generosità verso Minna. Da tempo, dice, tanti amici si confidavano con lei, frustrati perché non riuscivano più a parlare con Pippo. La segretaria era diventata un filtro invalicabile.

Ma ciò che le brucia di più è un altro dettaglio: non aver potuto salutare per l’ultima volta l’uomo che è stato il suo compagno per diciotto anni. Una ferita ancora aperta.

Nel frattempo, Dina Minna resta in silenzio. Elegante, riservata, fedele al suo stile. E mentre le polemiche montano, resta un fatto: Baudo ha scelto con piena consapevolezza a chi lasciare i suoi beni. E tra quei nomi, c’era anche Minna. Non un’estranea. Non una figura di passaggio.

Forse, alla fine, non serve gridare per far valere la propria importanza.

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