sabato , 29 Agosto 2026

Enzo Iacchetti, lo sfogo su Striscia la Notizia e Mediaset: «È morta, l’hanno uccisa»

Enzo Iacchetti torna a parlare di Striscia la Notizia e del drastico ridimensionamento dello storico programma di Canale 5. Il conduttore racconta la propria amarezza, commenta il confronto degli ascolti con La Ruota della Fortuna di Gerry Scotti e solleva dubbi sulle ultime puntate realizzate insieme a Ezio Greggio.

Enzo Iacchetti, lo sfogo su Striscia la Notizia e Mediaset: «È morta, l’hanno uccisa»

Per Enzo Iacchetti, quanto accaduto a Striscia la Notizia non rappresenta semplicemente la conclusione naturale del percorso di un programma televisivo arrivato dopo decenni di successi. Il conduttore e comico parla apertamente di una trasmissione che, a suo giudizio, avrebbe potuto continuare e cambiare pelle.

Parole molto forti, quelle pronunciate nel corso della rassegna Dedalo, dove Iacchetti è stato intervistato da Luca Sommi e ha ripercorso la situazione vissuta dallo storico programma ideato da Antonio Ricci.

Al centro del suo ragionamento ci sono soprattutto gli ascolti televisivi e le logiche economiche della televisione commerciale. Iacchetti mette infatti a confronto i risultati ottenuti nell’ultimo periodo da Striscia con quelli raggiunti da La Ruota della Fortuna, condotta da Gerry Scotti.

Un confronto che, nella sua ricostruzione, avrebbe avuto un peso decisivo.

Enzo Iacchetti e le parole sulla fine di Striscia la Notizia

Iacchetti utilizza un’espressione destinata inevitabilmente a far discutere: sostiene che Striscia sia stata “uccisa”, richiamando ironicamente la celebre frase legata all’Uomo Ragno.

Secondo il conduttore, il programma avrebbe meritato di andare avanti fino a quando ci fosse stato pubblico disposto a seguirlo, magari attraverso una trasformazione della formula.

Il punto centrale è proprio questo: Iacchetti non sembra negare la necessità di cambiare. Al contrario, sostiene che sarebbe stato possibile modificare l’identità della trasmissione senza arrivare al drastico ridimensionamento del suo spazio televisivo.

Per comprendere il suo sfogo bisogna però considerare anche i numeri da lui stesso citati.

Il confronto con La Ruota della Fortuna di Gerry Scotti

Iacchetti riconosce apertamente la differenza tra gli ascolti ottenuti da Striscia e quelli raggiunti da Gerry Scotti con La Ruota della Fortuna.

Nella ricostruzione del conduttore, Striscia era rimasta intorno ai due milioni di telespettatori, mentre il programma di Scotti riusciva a raggiungere numeri molto più elevati, nell’ordine dei cinque milioni.

Ed è proprio qui che entra in gioco la logica commerciale.

Più telespettatori significano maggiore attrattività pubblicitaria e, di conseguenza, maggiori possibilità di generare ricavi. Da questo punto di vista, Iacchetti mostra di comprendere perfettamente il ragionamento aziendale: se un programma ottiene due milioni di spettatori e un altro ne raggiunge cinque, una televisione commerciale ha un evidente interesse a privilegiare quello con il pubblico più ampio.

Ciò non significa, però, che Iacchetti consideri irrilevanti i risultati raggiunti da Striscia.

Per il conduttore, due milioni di persone rappresentano comunque una platea enorme e avrebbero potuto giustificare la ricerca di una nuova formula.

Un programma che ha segnato quasi quattro decenni di televisione

Il dibattito diventa ancora più significativo considerando la storia di Striscia la Notizia.

Il programma creato da Antonio Ricci ha rappresentato per decenni uno degli appuntamenti più riconoscibili della televisione italiana, costruendo un linguaggio fatto di satira, servizi di denuncia, personaggi ricorrenti, rubriche e una lunga alternanza di conduttori.

Iacchetti ne è stato uno dei volti simbolo, soprattutto grazie alla coppia formata con Ezio Greggio.

Proprio per questa lunga storia, il ridimensionamento della trasmissione non viene vissuto dal conduttore come una normale sostituzione all’interno di un palinsesto.

Dietro le sue dichiarazioni emerge anche la convinzione che il programma avrebbe potuto essere trasformato prima di arrivare a questo punto.

Il rimpianto per la Striscia dei tempi migliori

Iacchetti racconta inoltre che una parte del pubblico avrebbe voluto ritrovare una Striscia più vicina allo spirito del passato: maggiormente incisiva, meno condizionata dal politicamente corretto e più capace di disturbare e provocare.

Il tema, quindi, va oltre la semplice competizione tra programmi.

La domanda diventa inevitabile: quanto può durare una trasmissione televisiva senza modificare profondamente il proprio linguaggio mentre cambiano pubblico, abitudini e concorrenza?

La fonte propone su questo punto una lettura molto critica nei confronti della trasmissione, sostenendo che alcuni sketch e alcune rubriche fossero ormai datati. Si tratta però di una valutazione editoriale dell’articolo e non di un fatto oggettivamente dimostrabile.

Quello che emerge con chiarezza dalle parole di Iacchetti è invece la convinzione che un cambiamento fosse necessario e possibile.

Le cinque puntate e i dubbi sollevati da Iacchetti

Lo sfogo diventa ancora più duro quando il conduttore parla delle cinque puntate realizzate nella fase più recente.

Iacchetti racconta di essersi trovato, insieme a Ezio Greggio, all’interno di un progetto che descrive come una combinazione tra varietà e informazione.

Secondo la sua versione, alcune scelte non avrebbero aiutato la trasmissione a riconquistare pubblico.

Il conduttore cita anche la questione degli ospiti. Raccontando la situazione con il suo consueto tono ironico, ricorda di essersi aspettato nomi capaci di creare un forte richiamo e fa l’esempio della presenza di Al Bano, precisando comunque il proprio rispetto per l’artista.

Nella lettura di Iacchetti, l’impostazione complessiva di quelle puntate avrebbe contribuito al progressivo calo degli ascolti.

Su questo punto, tuttavia, l’articolo originale contesta apertamente la sua ricostruzione.

Da Del Piero a Fiorello: i grandi nomi presenti nel programma

La fonte ricorda infatti che negli ultimi appuntamenti erano comparsi numerosi personaggi molto conosciuti dello spettacolo e dello sport.

Tra i nomi citati figurano Alessandro Del Piero, Maria De Filippi, Lorella Cuccarini, Gerry Scotti, Christian Vieri e Fiorello.

La presenza di personalità di questo livello rende quindi più complesso attribuire i risultati esclusivamente alla mancanza di ospiti particolarmente forti.

Ed è proprio da qui che nasce il principale contrasto tra la versione raccontata da Iacchetti e l’interpretazione proposta dall’articolo.

Da una parte c’è il conduttore, convinto che Striscia avrebbe potuto essere rilanciata e che alcune decisioni aziendali e produttive non l’abbiano aiutata.

Dall’altra c’è la lettura critica della fonte, secondo cui il problema sarebbe stato soprattutto il mancato aggiornamento della formula.

Striscia la Notizia e il peso degli ascolti

Al di là delle opinioni, un elemento rimane centrale: il pubblico.

La televisione commerciale vive anche della capacità di attirare spettatori e investimenti pubblicitari. Iacchetti stesso lo riconosce senza nasconderlo.

Il successo della Ruota della Fortuna ha dimostrato, almeno secondo la ricostruzione riportata, che nella stessa fascia oraria era possibile intercettare una platea significativamente più ampia.

È questo probabilmente il punto più delicato dell’intera vicenda.

Un programma può avere una storia enorme, un marchio riconoscibile e milioni di spettatori, ma deve comunque confrontarsi con alternative capaci di ottenere risultati superiori.

Per Iacchetti, tuttavia, la soluzione non doveva necessariamente essere quella di ridurre drasticamente lo spazio di Striscia. La trasmissione avrebbe potuto cambiare connotazione e provare a costruire una nuova fase.

Lo sfogo di Iacchetti apre il dibattito sul futuro della televisione

Le dichiarazioni del conduttore raccontano quindi qualcosa di più ampio della sorte di un singolo programma.

Raccontano lo scontro tra la storia di un format e le esigenze di un mercato televisivo nel quale i risultati vengono misurati quotidianamente.

Iacchetti non nasconde l’amarezza, ma allo stesso tempo riconosce implicitamente il problema degli ascolti. È proprio questa contraddizione a rendere le sue parole particolarmente interessanti: da un lato comprende la logica economica che porta a preferire un programma da cinque milioni di spettatori a uno da due; dall’altro ritiene che quei due milioni fossero ancora abbastanza importanti da meritare un tentativo di rilancio.

Resta poi aperta la questione più difficile: Striscia la Notizia avrebbe davvero potuto reinventarsi?

Iacchetti pensa di sì e rimpiange una trasmissione più incisiva e vicina allo spirito che l’aveva resa popolare.

La fonte, invece, propone una conclusione decisamente più severa e attribuisce il declino soprattutto alla mancata evoluzione del format.

Sono due interpretazioni differenti di una vicenda che segna comunque un passaggio importante nella storia recente della televisione italiana.

Dopo quasi quattro decenni nei quali Striscia ha rappresentato uno dei simboli dell’access prime time, le parole di uno dei suoi conduttori più rappresentativi mostrano quanto sia difficile accettare che anche i programmi apparentemente più solidi debbano confrontarsi con il cambiamento del pubblico e con la spietata aritmetica degli ascolti.

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