Donatella Rettore festeggia 70 anni e non risparmia nessuno: attacca Giorgia, ricorda la censura e si racconta senza filtri. Scopri tutto in questo ritratto potente e sincero.
Donatella Rettore spegne 70 candeline. Ma niente torte o feste sfarzose: a lei non piacciono i riflettori sul compleanno. Preferisce scherzarci su, raccontando che di solito l’8 luglio lo passa al telefono col commercialista per la dichiarazione dei redditi. Nessun lusso, solo la vita vera.
Eppure la sua voce resta inconfondibile, graffiante come i testi che l’hanno resa un’icona. Nell’intervista al Corriere della Sera, Donatella non si trattiene. Parla di successi, scelte difficili, del prezzo pagato per dire sempre la verità. E regala anche qualche stilettata che fa rumore.
Quando le chiedono quale artista ritenga sopravvalutata, lei non esita: fa il nome di Giorgia. Dice che è indubbiamente bravissima, con un talento vocale fuori dal comune, ma la accusa di non aver inventato niente di nuovo. La paragona a Whitney Houston, quasi fosse un’imitazione più che un’innovatrice. È un colpo elegante e tagliente insieme, destinato a far discutere.
Non si nasconde nemmeno quando le chiedono chi invece sia la più sottovalutata. Stavolta si indica senza remore. Perché Donatella Rettore non è mai stata solo provocazione, ma anche consapevolezza di non aver avuto i riconoscimenti che meritava.
Racconta di quella volta in cui Pippo Baudo decise di censurare il suo brano “Benvenuto”. Troppo esplicito, disse lui. Scartato dal programma, sepolto per anni. Un’occasione persa per il grande pubblico di ascoltare la Rettore più irriverente e diretta. Lei però se lo ricorda bene, e non ha dimenticato quel colpo basso.
La sua carriera è stata un altalena di applausi e porte sbattute in faccia. C’è stato chi le ha sorriso davanti per poi pugnalarla alle spalle. Un produttore in particolare l’ha convinta a fare scelte che oggi giudica sbagliate. Ma non cerca vendette. Semmai rivendica la forza di rialzarsi ogni volta, graffiata ma non doma.
Nei suoi 70 anni c’è anche la battaglia silenziosa con la talassemia, che la accompagna dalla nascita. Una fatica cronica, un peso che non tutti vedono. Ma che lei racconta senza piagnistei, perché non ama farsi compatire. Non è tipo da lacrime facili.
Tra aneddoti ironici e riflessioni amare, emerge un ritratto lucido di un’artista che non ha mai chiesto il permesso per essere se stessa. Donatella Rettore resta indomabile, con la voce ruvida che morde e le idee che non si piegano.
Settant’anni e non sentirli? Non proprio. Lei li sente tutti, li conta e li racconta. Ma lo fa a modo suo, con sarcasmo e orgoglio. In fondo, non ha mai smesso di essere quella che cantava Lamette e Kobra, pronta a fendere l’aria con parole affilate.
Chissà se Giorgia risponderà alla sua frecciata. Intanto Donatella se ne sta lì, con il suo compleanno alle porte e il solito appuntamento con il commercialista. Perché il rock non muore, ma le tasse vanno comunque pagate.
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