giovedì , 21 Maggio 2026
La svolta di Achille Costacurta
La svolta di Achille Costacurta

La svolta di Achille Costacurta: dal dramma alla rinascita in Sicilia

Dal carcere minorile alle spiagge siciliane: la vera storia di Achille Costacurta e la sua lotta per ricominciare. Un racconto crudo e intenso: come il figlio di Billy Costacurta e Martina Colombari ha vinto i demoni della droga e ritrovato la luce.

Achille Costacurta ha lasciato Milano per Palermo con un obiettivo: rinascere. Scappare da un passato che lo aveva trascinato sull’orlo del baratro. A vent’anni, figlio di due volti noti come Billy Costacurta e Martina Colombari, Achille si è ritrovato sulle pagine dei giornali non per frivolezze, ma per un racconto crudo e vero.

A quindici anni, il primo crollo. Finisce in un istituto penale minorile. Un’esperienza che lo segna a fuoco. Dentro quelle mura, tenta il suicidio ingerendo metadone a dosi letali. Una corsa disperata contro la morte che per qualche miracolo non ha vinto. Racconta quegli attimi con lucidità spietata: era stufo di resistere, logorato da regole ferree, sigarette razionate e umiliazioni. Si sente raccontare di un ragazzo che reagiva sputando in faccia a un agente per difendere l’unica libertà che gli restava. E in cambio riceveva schiaffi e stanze chiuse.

Ma il buio non si fermava lì. Uscito di prigione, Achille si tuffa in un vortice di eccessi. Droga, bravate, una rabbia senza argini. Al suo diciottesimo compleanno scopre la mescalina, un viaggio psichedelico che gli dava l’illusione di essere un salvatore. Regalava le sue collane d’oro ai senzatetto. Aiutava sconosciuti distrutti dal crack. Credeva di fare del bene, ma in realtà si stava consumando. Le droghe, dice oggi, sono il demonio. Ti lusingano, poi ti divorano.

E poi il trasferimento. A febbraio approda a Mondello. Sembra un salto nel vuoto, invece è il suo atto di coraggio più grande. Atterra in Sicilia e trova un mondo che non lo giudica. Inizia a lavorare in un bar. Racconta di un’accoglienza spiazzante: gli offrono le chiavi di un furgone al primo incontro. A Milano non sarebbe mai successo, nemmeno tra amici storici.

Mondello lo strega. Bagni fuori stagione in acque trasparenti. Passeggiate a Monte Pellegrino per incontrare l’eremita. Un luogo dove il tempo sembra sospeso. Ma soprattutto un posto dove la gente gli tende la mano. Lì riesce a liberarsi dalle droghe. A riprendersi la sua vita.

Non solo. Ritrova la famiglia. Un rapporto che era diventato un campo di battaglia. Ora c’è un filo nuovo che li unisce. Niente più urla quotidiane. Se fa tardi, chiama a casa. Parla con orgoglio del rispetto che il padre gli ha insegnato verso le donne. Una lezione che non ha mai dimenticato.

Achille ha capito che non può cancellare il passato. Ma può riscrivere il finale. Vorrebbe aprire un centro per ragazzi con sindrome di Down. Vuole restituire il bene che ha ricevuto. Aiutare gli altri lo fa sentire vivo.

Eppure non dimentica i suoi errori. Ricorda bene quando due anni fa, a Milano, lanciò un paio di scarpe firmate dal taxi rompendo la telecamera. La polizia, le botte, la sua reazione. Un passato irrequieto che oggi osserva come un altro se stesso.

La sua è una storia che parla di seconde possibilità. Di errori pesanti, sì, ma anche di coraggio. Di un ragazzo che ha visto l’abisso e ha scelto di tornare a galla. Di un viaggio da Milano a Palermo che è stato soprattutto un viaggio interiore.

Se vuoi dire la tua su questa storia di rinascita, lascia un commento qui sotto. Raccontami cosa ne pensi.

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