martedì , 19 Maggio 2026
Giulia De Lellis non mostra sua figlia: scoppia la polemica con Grazia Sambruna
Giulia De Lellis non mostra sua figlia: scoppia la polemica con Grazia Sambruna

Giulia De Lellis non mostra sua figlia Priscilla sui social: la polemica con Grazia Sambruna e il caso The Piccologi

Giulia De Lellis annuncia di voler proteggere la figlia Priscilla dall’esposizione online. Ma una scrittrice e giornalista nota per il suo stile provocatorio ha trovato una contraddizione difficile da ignorare. E il web si è spaccato in due.

La scelta di Giulia De Lellis: niente social per la piccola Priscilla

Giulia De Lellis, tra le influencer italiane più seguite e riconoscibili, ha annunciato attraverso le sue storie Instagram una decisione che ha sorpreso molti: non mostrerà sua figlia Priscilla sui social network. La motivazione, espressa in modo diretto, è legata alla preoccupazione per la sicurezza della bambina in un ambiente online che, secondo lei, può nascondere “maniaci e pervertiti”.

Una presa di posizione che, in prima battuta, sembrava destinata a raccogliere consenso unanime. Proteggere un figlio dall’esposizione mediatica è una scelta che molti genitori condividono, soprattutto nel mondo dello spettacolo, dove la vita privata è spesso sacrificata sull’altare della visibilità. E Giulia De Lellis, nata e cresciuta professionalmente sui social dopo la partecipazione a Uomini e Donne, sa meglio di chiunque altro cosa significa vivere sotto i riflettori.

La contraddizione di The Piccologi

Il problema, però, è arrivato quasi in contemporanea. Nello stesso frangente in cui annunciava la protezione della figlia, Giulia De Lellis lanciava la seconda edizione di The Piccologi, il suo video-podcast dedicato ai bambini — non al suo, ovviamente, ma a quelli del pubblico.

Il format, in sostanza, prevede che i follower inviino i propri figli a essere esposti davanti a milioni di persone, nel contesto di un progetto editoriale costruito attorno all’influencer. Una scelta che, letta insieme alla dichiarazione precedente, ha generato una domanda spontanea in molti: se l’ambiente online è pericoloso per Priscilla, come mai non lo è per i bambini degli altri?

È su questa contraddizione che si è innestata la critica più tagliente.

Grazia Sambruna e il j’accuse senza filtri

Grazia Sambruna, scrittrice e opinionista nota per il suo stile dissacrante e diretto, ha dedicato un lungo post alla vicenda. Senza risparmiare nessuno. Nel testo, Sambruna definisce Giulia De Lellis una creatura del sistema televisivo di Maria De Filippi — con tutto il giudizio che questa definizione porta con sé — e smonta sistematicamente la logica della sua scelta.

Il punto centrale della critica non è la decisione in sé di non mostrare Priscilla, che Sambruna di fatto approva. Il problema è il contesto in cui quella scelta viene annunciata: mentre si protegge la propria figlia citando i pericoli della rete, si costruisce un format che porta in rete i figli degli altri.

Per Sambruna, questo non è semplicemente incoerente. È il simbolo di un sistema più ampio e distorto, in cui i bambini — soprattutto quelli delle famiglie che non hanno altri mezzi di sostentamento — vengono trasformati in contenuto, in merce, in strumento di monetizzazione. Le cosiddette “mamme blogger” che costruiscono carriere intere attorno alla vita dei propri figli, dai pancini sui social ai video di ogni momento quotidiano, rappresentano per la scrittrice una delle derive più problematiche dell’influencer economy.

Il doppio standard degli influencer e la questione dei figli online

La polemica sollevata da Sambruna tocca un nervo scoperto che va ben oltre il caso specifico di Giulia De Lellis. La questione dell’esposizione dei minori sui social network è dibattuta da anni, sia in ambienti accademici che nel mondo del giornalismo e della psicologia dell’infanzia. I bambini non possono dare un consenso informato alla propria esposizione pubblica, e spesso crescono con una presenza digitale costruita da altri — i genitori — senza avere voce in capitolo.

Il paradosso che Sambruna mette in luce è reale: chi ha abbastanza potere economico e reputazionale da potersi permettere di proteggere i propri figli, lo fa. Chi invece dipende dai social come principale o unica fonte di reddito, tende a usare i figli come asset. E quando un’influencer con milioni di follower costruisce un format basato sui bambini altrui subito dopo aver annunciato la protezione del proprio, quella contraddizione diventa difficile da ignorare.

Il battesimo di Priscilla e l’attenzione mediatica

Prima ancora della polemica, la notizia del battesimo della piccola Priscilla aveva già fatto il giro dei media. La cerimonia aveva attirato l’attenzione anche per via di un attestato di benedizione papale, dettaglio che aveva amplificato la copertura mediatica dell’evento. L’outfit scelto da Giulia De Lellis per l’occasione aveva generato, come spesso accade, un ciclo di commenti, critiche e risposte alle critiche — un meccanismo che l’influencer conosce bene e che, a torto o a ragione, gestisce con esperienza.

Un sistema da ripensare

Al di là dei protagonisti specifici, la vicenda apre una riflessione più ampia. L’economia degli influencer ha creato un mercato in cui tutto può diventare contenuto — compresi i figli. E finché questo mercato continua a funzionare, continueranno a esistere incentivi potenti per chi sceglie di monetizzare la vita dei propri bambini online.

Sambruna chiude il suo ragionamento con una frase che vale la pena tenere a mente: se una cosa succede, non significa che sia giusta.

Una posizione scomoda, ma difficile da smontare.

E tu cosa ne pensi?

La scelta di proteggere i propri figli dai social è sacrosanta. Ma esiste un confine tra proteggere i propri e costruire contenuti con quelli degli altri? Scrivilo nei commenti: vorresti che tuo figlio apparisse in un progetto come The Piccologi? E più in generale, pensi che i bambini dei creator abbiano diritto a una vita fuori dai social?

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