Mario Balotelli si confessa da Francesca Fagnani: test del DNA, insulti razzisti, Totti e il calcio “finto”. Un’intervista che fa scintille! Ecco cosa è successo nello studio di Belve!
Mario Balotelli torna sotto i riflettori, questa volta nel salotto spietato di Belve. Ospite di Francesca Fagnani, il calciatore non ha deluso le aspettative: niente filtri, solo verità crude e senza sconti. Come sempre, o lo ami o lo detesti, ma resta impossibile ignorarlo.
Durante l’intervista, che andrà in onda martedì 27 maggio su Rai Due, Mario ha ripercorso momenti cruciali della sua vita. Come la scelta di chiedere il test del DNA per riconoscere Pia, la figlia avuta con Raffaella Fico. Nessun rimorso, ha spiegato: all’epoca i rapporti erano inesistenti. Ora, però, tutto è cambiato. Con Pia c’è un legame fortissimo e anche con Raffaella regna la pace. Per il bene della loro bambina, remano insieme nella stessa direzione.
Poi, uno dei capitoli più bui: il razzismo. Le famigerate banane lanciate a Roma. Mario ha sorriso amaramente, lasciando intendere di aver risolto a modo suo. Senza rivelare troppo, ha assicurato che chi lo ha insultato non ha dimenticato l’incontro. Della serie: chi sbaglia, paga.
Sul campo, Balotelli lo sa: poteva dare di più. Ma non si piange addosso. Indossa la maglia del Genoa, anche se, dice, non è stata una scelta perfetta. Il futuro? Punta agli Stati Uniti, ancora due o tre anni di gioco, poi si stacca da tutto. Perché il calcio, per lui, è diventato solo una gigantesca illusione.
E quando Fagnani gli ricorda che Ronaldo ha vinto cinque Palloni d’Oro, lui ride: “Lui si spacca di allenamenti, io no. E ha pure più soldi!”. Schietto, autoironico, sempre lui.
Non manca un aneddoto “tamarro” su Totti. In una partita, un calcione memorabile. Balotelli lo contattò: “Perché quel colpo?”. La risposta del Pupone? “Neanche ti ho preso bene”. Risate, botte e… mitologia calcistica.
E quella famosa esultanza a torso nudo del 2012? Per Mario è solo una “tamarrata”. Ma ancora oggi, quel gesto resta stampato nella memoria collettiva come un’icona virale.
Super Mario non cambia. E forse, è proprio questo che lo rende così unico.
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