venerdì , 28 Agosto 2026
Alfonso Signorini fa causa a Google
Alfonso Signorini fa causa a Google

Alfonso Signorini fa causa a Google per i video di Fabrizio Corona: chiesti 5 milioni di euro per i danni subiti

Alfonso Signorini porta Google davanti al Tribunale di Milano e chiede un risarcimento di 5 milioni di euro dopo la diffusione dei contenuti di Fabrizio Corona nel format Falsissimo. Ecco gli ultimi aggiornamenti…

Alfonso Signorini fa causa a Google: chiesti 5 milioni dopo i video di Fabrizio Corona

La vicenda che da mesi contrappone Alfonso Signorini e Fabrizio Corona si sposta su un nuovo terreno giudiziario e coinvolge direttamente Google. Il giornalista e conduttore ha infatti avviato una causa civile chiedendo un risarcimento da 5 milioni di euro, sostenendo di avere subito pesanti conseguenze economiche, professionali e personali in seguito alla diffusione online dei contenuti pubblicati da Corona attraverso il format “Falsissimo”.

Al centro dell’iniziativa non c’è soltanto ciò che Fabrizio Corona ha raccontato nei suoi video. I legali di Signorini contestano anche il comportamento di Google, società che gestisce YouTube, sostenendo che non sarebbe intervenuta in maniera sufficientemente tempestiva ed efficace per fermare la diffusione dei contenuti ritenuti lesivi.

La richiesta di risarcimento apre così un nuovo capitolo di una vicenda diventata molto più ampia di un semplice scontro tra due personaggi dello spettacolo.

La richiesta di Alfonso Signorini: 5 milioni di euro

Secondo quanto emerge dall’atto di citazione depositato nel mese di maggio, gli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia chiedono che venga riconosciuto ad Alfonso Signorini il risarcimento integrale dei danni che il loro assistito sostiene di avere subito.

La cifra indicata è particolarmente significativa: 5 milioni di euro.

La difesa ricostruisce una serie di conseguenze che avrebbero coinvolto diversi aspetti della vita di Signorini. Non si parla infatti solamente della sua reputazione pubblica, ma anche della capacità professionale e commerciale legata al suo nome, oltre che delle ripercussioni sulla vita privata e sul benessere psicologico.

Il punto di partenza della controversia sono le puntate di “Falsissimo”, format diffuso su YouTube attraverso il quale Fabrizio Corona aveva formulato accuse molto pesanti nei confronti dell’allora conduttore del Grande Fratello, parlando di un presunto sistema di ricatti sessuali nei confronti di aspiranti concorrenti.

Si tratta, è importante sottolinearlo, di accuse che hanno dato origine a un complesso contenzioso giudiziario e che non possono essere presentate come fatti definitivamente accertati.

Il ruolo contestato a Google e YouTube

Cosa sostengono gli avvocati di Signorini

La novità della causa riguarda soprattutto il coinvolgimento di Google.

Secondo la tesi sostenuta dai legali di Signorini, la società, in qualità di gestore di YouTube, non avrebbe adottato con sufficiente rapidità misure efficaci per rimuovere i contenuti contestati e impedire che materiale identico o simile tornasse a circolare sulla piattaforma.

Nell’atto viene ricostruita una lunga sequenza di segnalazioni e diffide.

La vicenda viene fatta partire dal 15 dicembre 2025, giorno della pubblicazione della prima puntata di “Falsissimo” dedicata a Signorini. Successivamente sarebbero state inviate a Google diverse comunicazioni contenenti richieste di intervento, indicazioni specifiche dei contenuti contestati e riferimenti ai provvedimenti giudiziari intervenuti nel frattempo.

La posizione della difesa è quindi precisa: Google avrebbe avuto una conoscenza sufficientemente dettagliata della situazione ma, secondo i legali, non avrebbe adottato tutte le misure necessarie per evitare la permanenza o la ripubblicazione dei contenuti considerati lesivi.

Questa, tuttavia, rappresenta la tesi della parte che ha promosso la causa. Sarà il procedimento giudiziario a stabilire se esista effettivamente una responsabilità della società e, in caso positivo, quale sia la sua portata.

Il danno economico indicato nella causa

Un’altra parte centrale dell’atto riguarda il valore professionale dell’immagine di Alfonso Signorini.

Secondo i suoi avvocati, il conduttore avrebbe costruito nel corso di decenni una reputazione capace di produrre un valore economico concreto nel settore televisivo ed editoriale. Proprio per questo motivo, un danno alla sua immagine pubblica avrebbe avuto conseguenze che andrebbero oltre la semplice esposizione mediatica negativa.

Negli atti viene citato anche il contratto che Signorini aveva con Mediaset prima della sua autosospensione.

Secondo la documentazione riportata, il contratto avrebbe previsto un compenso minimo annuale garantito di 1,2 milioni di euro. Di questa somma, 480 mila euro sarebbero stati collegati specificamente allo sfruttamento dei diritti d’immagine.

Numeri utilizzati dalla difesa per sostenere un concetto preciso: per un personaggio televisivo di primo piano, la reputazione non sarebbe solamente una questione personale, ma rappresenterebbe anche una componente fondamentale della capacità di lavorare e generare reddito.

Da questa prospettiva nasce una parte importante della richiesta di risarcimento da 5 milioni di euro.

La consulenza sulle condizioni psicologiche di Signorini

Ansia, panico e sintomi di area post-traumatica

Nella documentazione presentata dai legali compare anche un aspetto particolarmente delicato: quello relativo alle condizioni psicologiche del giornalista.

La difesa sostiene che l’esposizione mediatica provocata dalla vicenda abbia avuto conseguenze significative sulla quotidianità di Signorini.

Negli atti vengono citati la riduzione dell’esposizione pubblica, la disattivazione dei profili social, la sospensione di impegni e il timore che nuovi contenuti potessero essere pubblicati.

A sostegno della richiesta è stata prodotta anche una consulenza specialistica.

Secondo quanto riportato nell’atto, la relazione descriverebbe un quadro psicopatologico considerato di rilevante entità, con una sindrome ansioso-depressiva accompagnata da manifestazioni fobico-sociali. Vengono inoltre indicati episodi compatibili con attacchi di panico e sintomi appartenenti all’area post-traumatica.

Anche in questo caso è necessaria una precisazione: si tratta del contenuto della documentazione prodotta dalla parte di Signorini nell’ambito della causa e non di una valutazione effettuata dal tribunale sulla fondatezza complessiva della richiesta risarcitoria.

Lo scontro giudiziario con Fabrizio Corona

La causa contro Google si inserisce in una battaglia legale iniziata diversi mesi prima.

Il 26 gennaio 2026 il Tribunale civile di Milano aveva accolto un ricorso presentato dai legali di Signorini, disponendo misure urgenti nei confronti di Fabrizio Corona e dei contenuti pubblicati online.

Corona aveva successivamente presentato reclamo.

A marzo il Tribunale di Milano ha accolto parzialmente quell’impugnazione, ridefinendo l’estensione delle misure. I giudici hanno comunque ordinato la rimozione di specifici contenuti, tra cui quelli contenenti determinati epiteti rivolti a Signorini, quelli che lo accusavano di ricatti sessuali e un’immagine privata.

È quindi importante distinguere le diverse fasi giudiziarie: il provvedimento iniziale di gennaio è stato successivamente modificato dal collegio chiamato a pronunciarsi sul reclamo di Corona.

Perché la causa contro Google può diventare centrale

Il nuovo procedimento allarga sensibilmente il perimetro dello scontro.

La questione non riguarda più soltanto chi abbia realizzato e pubblicato originariamente determinati contenuti, ma anche quale responsabilità possa essere attribuita alla piattaforma che li ha ospitati dopo aver ricevuto segnalazioni e richieste di rimozione.

È precisamente su questo terreno che si confronteranno le parti.

Gli avvocati di Signorini sostengono che gli interventi della piattaforma non siano stati sufficienti e che la permanenza e la successiva circolazione dei contenuti abbiano amplificato il danno subito dal loro assistito.

Google avrà naturalmente la possibilità di presentare le proprie difese e contestare le ricostruzioni contenute nell’atto di citazione.

L’udienza indicata negli atti è fissata davanti al Tribunale di Milano per il 20 dicembre.

Fino a quel momento, dunque, la richiesta da 5 milioni deve essere letta esattamente per ciò che rappresenta: la somma richiesta dalla parte attrice, non un risarcimento già riconosciuto.

Un nuovo capitolo del caso Signorini-Corona

La battaglia nata attorno ai video di “Falsissimo” continua quindi ad allargarsi.

Per Alfonso Signorini, secondo quanto sostenuto dai suoi avvocati, le conseguenze della vicenda sarebbero state profonde: dalla reputazione professionale alla capacità di produrre reddito, fino alla sfera privata e psicologica.

La causa contro Google punta ora a stabilire se anche il gestore della piattaforma sulla quale quei contenuti sono circolati possa essere considerato responsabile, e in quale misura, dei danni denunciati dal conduttore.

La richiesta è di 5 milioni di euro, ma sarà il procedimento davanti al Tribunale di Milano a stabilire se le contestazioni formulate dalla difesa di Signorini siano fondate e se esistano i presupposti per un risarcimento.

Una vicenda nata sul web che, a distanza di mesi, continua dunque soprattutto nelle aule giudiziarie.

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